Mia moglie Sandra non si muoveva più, ma il suo sguardo seguiva ancora i miei passi nella stanza. Ogni giorno andavo a trovarla in quella struttura e le tenevo la mano, sperando che riconoscesse la mia voce. Poi, un pomeriggio, ho smesso di parlare. Avevo ricevuto una lettera che mi accusava di averla maltrattata per anni, in sei date precise.

Sandra non poteva più parlare, ma mentre leggevo quelle parole atroci, ha girato la testa verso di me e ha sorriso. Un sorriso piccolo, appena accennato, ma per me è stato un segno che mi ha dato la forza di non crollare. Per i diciotto mesi successivi, però, ho fatto finta che quella lettera non esistesse, perché è così che affronto le cose difficili: le ignoro finché non le esplodono in faccia.


