Mi sono fermata di colpo con il bicchiere a metà strada verso la bocca, perché Olivia aveva appena detto il mio nome e poi quello di Ethan nella stessa frase, e tutta la stanza è scoppiata a…

Mi sono fermata di colpo con il bicchiere a metà strada verso la bocca, perché Olivia aveva appena detto il mio nome e poi quello di Ethan nella stessa frase, e tutta la stanza è scoppiata a...

Olivia si sistemò i capelli dietro l’orecchio, con quel suo sorriso che non prometteva mai niente di buono. «Se indovino, farai qualunque cosa io dica, senza fare domande. Se sbaglio, mi bevo io tutto il liquore rimasto sul tavolo, fino all’ultima goccia. »

Davanti a lei c’erano solo tre bicchierini.

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Olivia gettò indietro la testa, pronta a buttar giù tutto il bicchiere di superalcolico, ma l’attimo dopo si fermò. «Aspetta. Gli altri due sono proprio qui. »

E spiegò un biglietto che aveva preparato in anticipo.

La stanza intera esplose in un tafferuglio di urla e risate. «Rimandato di tre anni. » Ethan indossava ancora il suo solito sorriso sciolto. Non era la prima volta che mi usava come posta in gioco in una scommessa.

«Allora, se non sei ancora sposata a 27 anni, mi sposi? Vale ancora? »

Dopo un breve silenzio di ghiaccio, il soggiorno esplose di nuovo. Per due settimane intere avevamo scorrazzato sulla lista degli invitati, prenotato location e fiori, avvisato amici e parenti.

Alla fine si voltarono tutti verso Olivia. «Lo sapete che non scherzo mai sulle scommesse. » Non appena le parole le uscirono dalla bocca, l’aria nel soggiorno si congelò del tutto. Nel nostro giro volavano in tutto il mondo per l’acquisto di pietre grezze, scommettendo su chiarezza e colore a occhio nudo.

Una scommessa andava onorata, e una volta detta, non si tornava indietro. Era la regola ferrea del nostro ambiente. Nessuno osò fiatare. «Ethan, che ne dici?

» chiese Olivia, con la punta delle dita che giocherellava con il bordo del bicchiere. «Capisci, vero? »

«Non capisco, ma accetto. »

«Stai ancora scherzando.

Allora devi essere proprio di buon umore. »

In quel momento, la porta del soggiorno si aprì. Ethan si irrigidì per un secondo, poi si riprese e cominciò ad applaudire per primo. Dopo qualche giro di bicchieri, la stanza era piena di tintinnii di dadi nei bussolotti e di canti stonati.

Se Olivia avesse perso, avrebbe dovuto bere tutto quel liquore. E il suo fegato non era messo bene. Avresti fatto lo stesso anche tu, al mio posto. Io volevo chiedergli con tutto me stessa se avesse saputo fin dall’inizio quale fosse la posta, se avesse intenzione di perdere di proposito, ma le parole mi morirono in gola.

Mi alzai e andai da Olivia. «Perché lo amo, Ethan. Non ti chiederò scusa. »

La risposta era scontata, ma la sua franchezza no.

«Allora sposiamoci tra tre giorni? »

Le mie due migliori amiche furono le prime a uscire dallo shock. Ethan allungò subito una mano per sorreggere Olivia, poi si voltò verso di me, con la voce più fredda. «Se proprio vuoi giocare d’azzardo, scommetti con qualcun altro.

»

Scossi il bussolotto con forza alcune volte. «Allora scommetto con te. »

Lo guardai dritto negli occhi, sentendo nel petto una sensazione disperata, tutto o niente. Se solo si fosse seduto a scommettere con me, se solo mi avesse dato una possibilità leale, avrei scommesso tutta la fortuna che mi restava e avrei annullato l’accordo con Adrian.

Ma l’espressione di Ethan si fece solo più cupa. «Hai perso ogni senso dello spirito sportivo? »

«Ti sei mai chiesto perché ho cambiato così tanto, negli ultimi tempi? » risposi, e la mia voce non tremava.

«Perché ti ho aspettato per sette anni, e tu non ti sei mai accorto che aspetto ancora la tua promessa. »

Il silenzio durò qualche secondo, poi Max parlò a voce bassa. «Non ho mai voluto starti contro. »

Evan guardò il bicchiere vuoto come se solo allora capisse qualcosa.

Poi emise una risata secca. «Hai così poca fiducia in noi? »

«Lo so che non cambierò, nemmeno tra dieci anni. »

In poche frasi, aveva ribaltato la situazione, facendo sembrare che fossi io quella che non si impegnava.

Mentre la tensione cresceva, qualcuno intervenne per gettare acqua sul fuoco. «Ti lascio io sotto casa, poi passo a riprenderti. » Corsi nell’ascensore e me ne andai con lui. «Clara, ti ha mandato a chiamare tuo zio: vuole sapere se il matrimonio è ancora in piedi.

Ma che ti è saltato in testa, cambiare la data del matrimonio senza dire niente? »

Rimasi a letto a fissare il soffitto per un sacco di tempo, finché non capii che la notte prima non era stata un sogno. Il matrimonio a cui avevo guardato per sette anni era davvero saltato, tutto per un gioco di indovinelli sulle caramelle. «Non ci ripenso.

»

«E occupati anche di disdire l’albergo. »

«Lo stomaco di Clara è ancora sconvolto. Ha bisogno di riposare. »

Nemmeno una scusa.

Dava per scontato che sarei stata d’accordo, come era successo sempre negli ultimi sette anni, a sostenerlo e a seguire ogni sua decisione. Risposi piano e riattaccai. Nella scatola c’erano i petali di rosa secchi che mi aveva regalato al terzo anno di università. Si sbriciolarono in una polvere rosso scuro al minimo tocco.

Le prime tazze uguali che avevamo decorato insieme, con una E e una C incise storte sul fondo. E poi c’era il braccialetto di smeraldo. «Clara, voglio che questo smeraldo diventi il braccialetto più bello del mondo, per te. » Non avrei mai immaginato che avrebbe scommesso il nostro futuro.

Rimisi ogni oggetto nella scatola di cartone, uno a uno. Mi sfilai l’anello di fidanzamento e lo lasciai cadere dentro anche quello. «Dopodomani. »

«Ho saputo che non hai disdetto il matrimonio, hai solo spostato la data a dopodomani.

»

«Non puoi aspettare altri tre anni? È così importante per te che Clara sia tua moglie? Non funzioni senza di me? »

«Lavoro nel settore delle pietre preziose da molto tempo.

Non hai idea di quanto abbiamo lavorato duramente per portare l’azienda fin qui. »

«Non ho più niente a che fare con l’albergo. »

Mi avviai verso la serratura intelligente. «Vuoi venire a salutarmi?

» Ogni volta che partiva per lavoro, gli ero sempre stata accanto, tra andata e ritorno, senza mai mancare. Ci fu un silenzio di qualche secondo, poi la sua voce si addolcì. «E se Olivia ti lanciasse un’altra sfida, allora? »

«Clara, perché sei ancora fissata con sta cosa?

»

«Non sono fissata. »

Un altro silenzio lungo, poi il rombo dei motori dell’aereo tagliò la linea. Dissi con calma nel telefono: «Ethan, buon viaggio. »

«Non avrei mai…

» Non finì la frase. Poi aprii Instagram, trovai la chat di famiglia di Ethan e la lasciai. Adrian chiamò proprio in quel momento. «Non torno indietro.

»

Ethan diede un’occhiata distratta, poi il suo sguardo si bloccò. Corse chiamando Clara per nome, più e più volte, ma dall’altra parte sentì solo il segnale di linea occupata. Un attimo dopo, una mano dura sbatté contro il finestrino dell’auto, trattenendola. «Abbiamo investito tutti i risparmi di una vita in questa faccenda.

Se te ne vai all’ultimo minuto, che facciamo? » Dietro di lei, Max e qualche altro amico gridavano. «Scendi dalla macchina. Non mi interessa niente di tutto questo.

»

«Non sono affari tuoi. Sei tu quello che non capisci niente. »

«Ti ho aspettato per sette anni, e tu non ti sei mai accorto di me. Ora vattene, non farti più vedere.

»

«Sei tu quello che non ha mai capito niente. Non sei mai stata l’unica ad aspettare, sai? »

«Ti ho aspettato per sette anni, e tu non ti sei mai accorto di me. Ora vattene, non voglio più vederti.

»

All’improvviso Adrian apparve accanto all’auto. Stava stringendo il telefono con la mano, lo schermo era rivolto verso di lui, la foto che gli avrebbe cambiato la vita. «Hai visto? Hai capito, adesso?

»

Ethan guardò la foto. Il suo sguardo si spense lentamente, poi un’ombra cupa gli attraversò il viso. Era una foto scattata qualche sera prima, nel vicolo dietro casa di Clara, dove l’aveva aspettata per ore sotto la pioggia. Sperando di vederla, di parlarle, di spiegarle che non era quello che sembrava, che non avrebbe mai scommesso su di lei, che non avrebbe mai scelto la compagnia al posto suo.

«Perché? Perché mi hai nascosto questo? » chiese Ethan. «Perché non mi hai mai chiesto perché l’ho fatto.

Non ti sei mai fermato a chiederti il perché, tu continui solo a cambiare la data del matrimonio al mio posto, a decidere per me, a darmi per scontato. Ora lo sai, non voglio più vederti. Non voglio più aspettarti. »

Ethan rimase immobile, il telefono stretto nella mano.

«Era una scommessa persa in partenza, lo sapevo. Ma l’ho fatta perché speravo che tu ti saresti fermato, che avresti smesso di seguirmi come un cucciolo. Non potevo continuare a essere il tuo pupazzo. Non posso sposarti se tu non scegli me, non perché è una scommessa, ma perché lo vuoi anche tu.

»

«Non me lo hai mai chiesto. Non hai mai nemmeno pensato di chiedermelo. » rispose Clara, e la sua voce si spezzò. «Ti ho chiesto di sposarmi!

Ti ho chiesto di aspettarmi! »

«No, mi hai detto che mi avresti sposata tu. Non è la stessa cosa. Tu hai deciso da solo, come sempre, e io ti ho seguito, come sempre.

Ma non posso più seguirti. Non con questo. Non così. »

Ethan aprì la bocca per parlare, ma Clara scosse la testa.

«Vattene, Ethan. Torna da Olivia. Dille che hai vinto. »

«Non è una gara.

» disse lui, con la voce rotta. «Allora perché ti sei comportato come se lo fosse? »

Non attese risposta. Fece un passo indietro, chiuse lo sportello dell’auto e diede un colpo al tetto.

«Adrian, andiamo. »

L’auto si allontanò. Nel retrovisore, Ethan rimase immobile, in mezzo alla strada, fino a diventare un puntino. L’indomani, alle prime luci dell’alba, nell’aria c’era odore di pioggia.

Adrian arrivò puntuale, con l’auto lucidata e il completo scuro. Quando mi vide, gli si illuminarono gli occhi. Lo guardai e sentii gli occhi pungere prima ancora di riuscire a fermarlo. «Sei pronto?

» chiese. Annuii e salii in macchina. Durante il tragitto, il telefono vibrò. Era un messaggio di Max: «Ha saputo della cosa, sta arrivando.

Vuole parlarti. »

«Digli che non c’è niente da dire. »

Arrivammo di fronte alla chiesa. La mia famiglia e i suoi amici erano già lì.

Mio padre mi prese da parte, con lo sguardo preoccupato. «Sei sicura, tesoro? Non devi per forza. »

«Sono sicura, papà.

»

Entrammo. La chiesa era piena di fiori bianchi. Le mie damigelle sorridevano. In fondo alla navata, il pastore mi aspettava con un sorriso gentile.

Mentre cominciavo a camminare, la porta dietro di me si spalancò con un tonfo. Il tempo si fermò. Era Ethan. Con la camicia sbottonata e il fiore all’occhiello storto.

Aveva il fiatone. Corse fin quasi all’altare, poi si fermò, allungando una mano verso di me. «Non farlo» disse, con la voce roca. «Clara, ti prego.

Non sposarlo. Ho sbagliato. Ho sbagliato tutto. »

«Ethan, non è il momento» sussurrai, con il cuore in gola.

«Quando vuoi tu. Ma adesso. Ti prego. »

«Hai scommesso su di me.

Hai fatto scommettere me. Hai deciso per me. Io non posso fidarmi di qualcuno che non mi ha mai chiesto cosa volevo io. »

«Lo so.

E me ne pento ogni secondo. Ma non di averti conosciuta. Non di averti amata. Non posso passare un’altra vita a chiedermi cosa sarebbe successo se avessi avuto il coraggio di dirti di no alla scommessa, di scegliere te.

»

«Troppo tardi, Ethan. »

«Non sarà mai troppo tardi finché ci sei tu. Ho sbagliato, ma non mi arrenderò. Non a te.

Non a noi. »

Ci fu un lungo silenzio. La folla tratteneva il fiato. Mio padre fece per farsi avanti, ma io alzai una mano.

«E se ti dicessi di andartene con me adesso? Senza chiedermi di aspettare, senza impormi niente? » chiese lui, con lo sguardo che cercava il mio come se ne andasse la vita. Clara strinse gli occhi, e una lacrima le rigò la guancia.

«E se ti dicessi di sì? »

Il silenzio. Poi, un sospiro di sollievo collettivo. Adrian, rimasto qualche passo indietro, annuì a capo chino, e quando i loro sguardi si incrociarono, lì in fondo, fu un avverbio muto, un addio doloroso ma pulito, da uomo che aveva capito, non da amico che perdeva una partita.

Ethan fece un passo avanti, le prese il viso tra le mani. «Ti amo, Clara. Scusa per tutto. Scusa se non sono stato capace di dirlo prima.

Scusa se ti ho dato per scontata. »

«Non dire niente, adesso. Baciami e basta.

»

E lui la baciò, sulle labbra, mentre la pioggia fuori cominciava a cadere lenta, e dentro la chiesa esplodeva un applauso liberatorio.