Quando mi sono diplomato, avevo un piano chiaro: andare all’università, trovare un buon lavoro e poi, per un breve periodo, tornare a casa dei miei per cercare seriamente un impiego. Pensavo: tre mesi, sei al massimo. Invece, quei mesi sono diventati un incubo senza fine. Mia sorella si è trasferita di nuovo a casa dei nostri genitori e, senza che nessuno me lo chiedesse esplicitamente, sono diventato la babysitter di fatto, il factotum, il portafoglio di famiglia.

Nel frattempo, loro partivano in vacanza, lasciavano i bambini a me e si aspettavano che io fossi grato di poter vivere sotto il loro tetto. Una dinamica tossica, fatta di sensi di colpa e manipolazione, che mi ha portato a un punto di rottura. E alla fine, ho fatto l’unica cosa che potevo fare: sono sparito, lasciandoli tutti a gestire il caos che avevano creato.
E non è stato affatto bello, ma è stato necessario.


