Mio nonno, muratore a Bra nelle Langhe, non ha mai posseduto nulla di più costoso di un paio di scarpe buone per la messa della domenica. Un’estate del 1974, quando avevo 14 anni, ero seduto sul muretto del suo cortile con le ginocchia sbucciate per una caduta in bicicletta. Lui fumava l’unica sigaretta della giornata, seduto su quella sedia di ferro verde che cigolava a ogni movimento. Mi prese per le spalle con quelle mani enormi, ruvide come carta vetrata, e disse: “Franco, ricordati una cosa sola nella vita.

La vendetta migliore non è distruggere chi ti ha fatto del male. La vendetta migliore è sederti a tavola con lui, lasciare che pensi di aver già vinto e poi mostrargli che il piatto che sta mangiando l’hai cucinato tu. “


